Pis del Pesio
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Tipo di gita: .
Durata suggerita: .
In caso di pioggia: Sconsigliata.
Mezzi: .
Tragitto più veloce: 01:50 ore.
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Punti di interesse

Cascata del Pis del Pesio
Vetta del Marguareis

Conca delle Carsene

Pian delle Gorre


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Una gita da Torino nella Valle Pesio tra fenomeni carsici, boschi antichi e storia millenaria
Esistono spettacoli naturali che non si possono programmare con troppo anticipo: bisogna intercettarli nel momento giusto, altrimenti scompaiono senza lasciare traccia. Il Pis del Pesio è uno di questi. Per poche settimane all’anno, tra la fine di aprile e i primi di giugno, una parete calcarea a quasi 1.500 metri sulle Alpi Liguri si anima di getti d’acqua potenti che cadono per venti, a tratti trenta metri nel vuoto, come se la montagna avesse deciso di svelarsi. Il resto dell’anno quella roccia è silenziosa e asciutta.
Da Torino si raggiunge la Valle Pesio in un’ora e venti di macchina, percorrendo circa 90 chilometri verso sud in direzione di Cuneo. È la distanza giusta per una giornata intera, quella che si organizza con calma la domenica mattina e che si ricorda per più di qualche settimana.
Un fenomeno sotterraneo che affiora
Il nome “Pis del Pesio” in piemontese descrive letteralmente l’acqua che sgorga, e il fenomeno che si osserva è di quelli che rimettono in ordine le priorità. L’acqua dei nevai in quota si infiltra nelle crepe della roccia calcarea, percorre chilometri di cunicoli e laghi sotterranei nel bacino delle Càrsene, riempie i sifoni profondi e quando la pressione diventa insostenibile fuoriesce all’esterno attraverso fori nella parete, in getti simultanei che danno all’insieme l’aspetto di una cascata improvvisata dalla natura. Non è una sorgente nel senso ordinario del termine: è il respiro carsico della montagna, che si manifesta solo quando le condizioni sopra e sotto la roccia coincidono.
Questo è il motivo per cui il periodo più spettacolare cade tra aprile e la prima metà di giugno, in corrispondenza con lo scioglimento della neve e le prime piogge primaverili. Aspettarsi lo stesso spettacolo in luglio o agosto sarebbe come arrivare al teatro dopo il sipario.
Il percorso: un anello tra boschi e cascate
Il punto di partenza è Pian delle Gorre, una conca a circa 1.000 metri di quota raggiungibile in auto da Chiusa di Pesio. Il sentiero principale disegna un anello di circa dieci chilometri con un dislivello di 500 metri, percorribile in quattro ore senza fretta, riservando tempo per le soste che il paesaggio impone quasi a forza.
Il bosco che accompagna i primi tratti è uno di quelli in cui si cammina volentieri anche senza meta: abeti e faggi filtrano la luce con la generosità di un ombrello naturale, il torrente Pesio scorre a fianco con un rumore continuo che copre ogni altro suono. Un ponte in legno consente di attraversarlo e proseguire sul versante opposto.
La prima tappa importante è la Cascata del Saut, un salto d’acqua che si incontra nella prima ora di cammino e che da solo giustificherebbe l’uscita. Poi si sale ancora fino al Gias Fontana, una radura aperta che in passato era utilizzata per la pastorizia estiva: qui una seconda cascata affianca la pausa, offrendo un contesto in cui il concetto di sosta assume il suo significato più pieno. L’ultimo tratto verso il Pis del Pesio è il più ripido, con rocce che nelle immediate vicinanze della cascata diventano umide e scivolose — motivo per cui è prudente osservare lo spettacolo da distanza di sicurezza, senza avvicinarsi alla base dei getti.
Il parco che custodisce tutto questo
Il Pis del Pesio si trova all’interno del Parco Naturale del Marguareis, un’area protetta di oltre 8.000 ettari che abbraccia le alte valli Pesio e Tanaro. L’aggettivo “eccezionale” viene usato spesso a sproposito, ma qui vale la pena impiegarlo per la flora: sono state censite oltre 1.500 specie vegetali, quasi un quarto dell’intera flora italiana racchiuso in un perimetro relativamente piccolo. Specie alpine continentali convivono con piante di chiara ascendenza mediterranea, un’anomalia che si spiega con la posizione geografica del massiccio, aperto sia verso le correnti atlantiche sia verso quelle del Mediterraneo.
La fauna risponde alla stessa logica di abbondanza: cervi, camosci, caprioli e marmotte sono presenze ordinarie per chi cammina con attenzione. Meno ordinaria, ma documentata, è quella del lupo: il Parco del Marguareis fu teatro, a metà degli anni Novanta, dell’insediamento del primo branco stabile di lupo sulle Alpi italiane, una notizia che a trent’anni di distanza continua a connotare questi boschi in modo difficile da pareggiare.
Sul percorso ad anello si trova anche l’Osservatorio Faunistico, costruito dall’Ente Parco nel 1990: un recinto di circa quattro ettari dotato di un’altana per l’osservazione, dove è possibile vedere cervi e cerbiatti a distanza ravvicinata. È uno di quei luoghi in cui i bambini smettono di fare domande per qualche minuto, il che dice molto.
La Certosa che precede la montagna
Prima di imboccare il sentiero per le cascate, la Valle Pesio offre una deviazione che vale il tempo che costa. La Certosa di Santa Maria in Valle Pesio, fondata nel 1173 per volontà dei signori di Morozzo che donarono le loro terre ai monaci certosini, divenne nel giro di pochi decenni la casa madre dell’Ordine in Piemonte: fu da qui che partirono i gruppi di “monaci bianchi” per fondare le prime certose piemontesi tra il 1170 e il 1190. Un ruolo di primo piano nella storia religiosa regionale, che si percepisce ancora oggi nell’imponenza del complesso.
La visita è gratuita e permette di vedere la Chiesa Nuova, la Prima Chiesa, il chiostro e il piccolo museo. L’architettura non grida, ma parla con la solidità di chi non ha nulla da dimostrare. Davanti alla Certosa si apre un prato con tavoli: il posto ideale per un pranzo al sacco prima o dopo il cammino, con una certa coerenza tra il luogo e l’idea di sosta contemplativa.
Una giornata che vale il viaggio
Il Pis del Pesio non è una gita da Torino per chi cerca comodità o qualche ora di passeggiata blanda. È una destinazione per chi vuole tornare in città la sera con le scarpe bagnate, le gambe che lo ricordano e la soddisfazione di aver visto qualcosa che non capita ogni stagione. Mettere in conto una giornata intera è la scelta giusta: la Certosa al mattino, il sentiero nella fascia centrale della giornata, la cascata come meta e il ritorno con la luce che cambia sui faggi.
Se si ha la fortuna di scegliere il fine settimana giusto di aprile o maggio, quello in cui le nevi si sciolgono e l’acqua trova la sua strada attraverso la roccia, l’impressione è di assistere a qualcosa di non replicabile. E quella, in fondo, è la migliore ragione per fare qualsiasi gita da Torino.
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