Saluzzo

Provincia di Cuneo
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Tipo di gita: .

Durata suggerita: Gita di un giorno, Weekend.

Stagione: Tutte le stagioni.

In caso di pioggia: Nessun problema.

Mezzi: Auto e moto, Trasporto pubblico.

Tragitto più veloce: 01:05 ore.

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Punti di interesse

La Castiglia

Casa Cavassa

Cattedrale di Maria Vergine Assunta

Torre Civica

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Saluzzo: piccola capitale tra storia e tradizione

Saluzzo emerge dalle colline piemontesi come un gioiello medievale perfettamente conservato, antica capitale di un marchesato indipendente che per oltre quattro secoli seppe mantenere la propria autonomia tra potenze europee. Arroccata a 340 metri di altitudine con lo sguardo rivolto verso il maestoso Monviso, questa città di 17.500 abitanti custodisce un patrimonio artistico e culturale di straordinaria ricchezza, dove ogni pietra racconta storie di marchesi illuminati, artisti europei e tradizioni radicate nel territorio alpino.

La sua posizione strategica come “porta delle valli” Po, Bronda e Varaita ne fece per secoli il nodo cruciale per il controllo delle vie commerciali alpine. Dal centro storico, sviluppatosi secondo il tipico layout trecentesco a ventaglio sulla collina, si domina un paesaggio che spazia dalla fertile pianura saluzzese fino alle cime innevate delle Alpi occidentali, dove il Monviso si staglia a soli 35 chilometri di distanza come quinta scenografica naturale.

Un marchesato che sfidò la storia europea

La straordinaria avventura del Marchesato di Saluzzo inizia nel 1142, quando Manfredo I Del Vasto ricevette in eredità questo territorio strategico. Per 406 anni, sedici marchesi della dinastia aleramica trasformarono un piccolo borgo in una raffinata corte europea, raggiungendo l’apogeo sotto Ludovico I (1416-1475) e Ludovico II (1475-1504). Il secondo Ludovico, in particolare, fece di Saluzzo un centro culturale rinascimentale di prim’ordine, commissionando la costruzione della cattedrale in forme tardo-gotiche e trasformando l’austera Castiglia medievale in dimora signorile.

L’indipendenza terminò tragicamente nel 1548 con l’avvelenamento dell’ultimo marchese Gabriele, ex vescovo costretto a lasciare gli ordini per salvare la dinastia. La sua morte nelle prigioni di Pinerolo segnò la fine dell’autonomia saluzzese e l’inizio della lunga contesa tra Francia e Savoia, risolta definitivamente solo nel 1601 con il Trattato di Lione che assegnò il marchesato ai Savoia.

La Castiglia e i tesori architettonici del potere marchionale

La Castiglia, costruita tra il 1270 e il 1286 dal marchese Tommaso I, domina tuttora il profilo urbano con il suo torrione circolare del 1491, ornato da stemmi marchionali e aquile imperiali. Trasformata da fortezza militare in dimora rinascimentale e successivamente adibita a carcere fino al 1992, oggi ospita il Museo della Civiltà Cavalleresca e l’unico Museo della Memoria Carceraria d’Italia, testimonianza dell’evoluzione del sistema penitenziario moderno.

Il vero simbolo del Rinascimento saluzzese rimane Casa Cavassa, dimora dei vicari generali dei marchesi. Il portale marmoreo di Matteo Sanmicheli (1518-1528), ornato dal motto “droit quoy quil soit” e dallo stemma del cavèdano – il pesce che nuota controcorrente -, introduce a un palazzetto dalle decorazioni straordinarie. Gli affreschi a grisaille di Hans Clemer raffiguranti le Fatiche di Ercole trasformano il loggiato in una galleria artistica unica, dove la tecnica monocroma fiamminga si fonde con l’iconografia classica italiana.

La Cattedrale di Maria Vergine Assunta, eretta tra il 1491 e il 1501, rappresenta uno degli esempi più puri del gotico lombardo in Piemonte. La facciata in mattoni rossi, ornata da tre portali con timpani in terracotta, custodisce il polittico di Hans Clemer (1500-1501), capolavoro della pittura rinascimentale commissionato dai marchesi Ludovico II e Margherita di Foix. Il “Maestro d’Elva”, pittore fiammingo attivo nel marchesato, vi raffigurò i santi protettori Costanzo e Chiaffredo introducendo i committenti con una raffinatezza tecnica che unisce la precisione nordeuropea alla dolcezza rinascimentale italiana.

L’eredità di Silvio Pellico, figlio illustre della libertà

Saluzzo diede i natali nel 1789 a Silvio Pellico, il cui nome è indissolubilmente legato al Risorgimento italiano. La casa natale in Piazzetta Mondagli 5, edificio medievale con archi ogivali e loggia terrazzata, è oggi trasformata in museo che conserva i cimeli dello scrittore. Il monumento in Piazza Vineis (1863), opera dello scultore Silvestro Simonetta, ritrae Pellico appoggiato al ceppo con la catena pendente, simbolo della prigionia allo Spielberg, mentre Bibbia e Divina Commedia – sue uniche letture in carcere – completano la rappresentazione.

“Le mie prigioni”, scritte nel 1831 su consiglio del confessore e pubblicate l’anno successivo, divennero il libro italiano più letto nell’Europa ottocentesca. Lo stesso cancelliere austriaco Metternich ammise che l’opera danneggiò l’Austria “più di una battaglia perduta”, contribuendo a orientare le simpatie degli intellettuali europei verso i moti risorgimentali.

Tradizioni gastronomiche e il movimento Slow Food

Il territorio saluzzese si distingue anche per l’eccellenza agroalimentare, incarnando perfettamente i valori del movimento Slow Food fondato da Carlo Petrini. La Bianca di Saluzzo, razza avicola tradizionale piemontese, rappresenta un Presidio Slow Food recuperato dall’Istituto agrario di Verzuolo dopo decenni di abbandono. Le sue carni pregiate si ritrovano nei piatti tipici come il pollo alla cacciatora e il tonno di gallina.

La frutticoltura del Saluzzese, con oltre 5.500 aziende distribuite su 11.000 ettari, costituisce uno dei maggiori distretti italiani. Il ramassin del Saluzzese, piccola susina blu-violacea che cade naturalmente dall’albero a maturazione, viene tradizionalmente venduto “al palot” (a palettate) nei mercati locali. Il Consorzio “Ramassin del Monviso – Valle Bronda” tutela questa varietà antica originaria della Siria e diffusa dai marchesi nel XV secolo.

Un centro storico che respira storia

La struttura urbana medievale, pressoché intatta dal XV secolo, si sviluppa secondo un affascinante dedalo di strade acciottolate e scalinate che collegano i diversi livelli della collina. La distinzione tra città alta (borgo superiore attorno alla Castiglia) e città bassa (zona commerciale e artigianale) riflette ancora oggi l’antica organizzazione sociale del marchesato.

La Torre Civica, alta 48 metri e costruita nel 1462, simboleggia l’autonomia comunale indipendente dal potere marchionale e religioso. I suoi 130 gradini conducono a una loggetta panoramica da cui si abbraccia un territorio che dalle valli alpine degrada dolcemente verso la pianura cuneese, regalando scorci indimenticabili sul Monviso e sui borghi satelliti che completavano il controllo territoriale dei marchesi.

La Chiesa di San Giovanni, splendido esempio di gotico italiano con campanile a cinque piani e cuspide ottagonale, conserva nella cappella funeraria la tomba in marmo di Paesana del marchese Ludovico II, opera di Benedetto Briosco (1508). Il chiostro gotico del 1466, voluto da Ludovico I, presenta capitelli ornati dagli stemmi delle principali famiglie saluzzesi, testimonianza dell’intreccio tra potere marchionale e nobiltà locale.

Saluzzo rappresenta quindi un unicum nel panorama italiano: una piccola capitale che seppe attrarre artisti europei, sviluppare tradizioni gastronomiche di eccellenza e conservare intatta la propria identità attraverso i secoli. Ogni vicolo, ogni palazzo, ogni affresco racconta la straordinaria vicenda di una città che per quattro secoli fu protagonista della storia europea, mantenendo ancora oggi il fascino discreto di chi ha sempre guardato lontano dalle sue antiche mura.

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