Castello di Racconigi

Provincia di Torino
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Tipo di gita: .

Durata suggerita: Mezza giornata.

Stagione: Tutte le stagioni.

In caso di pioggia: Nessun problema.

Mezzi: Auto e moto, Trasporto pubblico.

Tragitto più veloce: 00:30 ore.

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Punti di interesse

La residenza

Salone d'Ercole

Gabinetto Etrusco

Sala dei Dignitari

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Il Castello di Racconigi rappresenta una delle più affascinanti residenze sabaude del Piemonte, simbolo perfetto dell’evoluzione del gusto di corte dal XVII al XX secolo. Dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1997, questo complesso monumentale racchiude in sé mille anni di storia, architettura raffinata e arte paesaggistica di primissimo livello.

La storia del castello affonda le radici nell’XI secolo, quando venne fondato come casaforte nella Marca di Torino. Dopo essere passato ai marchesi di Saluzzo e successivamente ai Savoia-Carignano, nel 1620 il duca Carlo Emanuele I di Savoia lo donò al figlio Tommaso Francesco, capostipite della dinastia Savoia-Carignano. È proprio sotto questa famiglia che il castello conobbe le sue trasformazioni più significative, evolvendosi da austera fortezza medievale a elegante residenza di delizie.

L’architettura attuale è il frutto di tre grandi fasi costruttive, ciascuna caratterizzata da un genio creativo diverso. La prima importante trasformazione avvenne nel 1676, quando Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano commissionò a Guarino Guarini la conversione della fortezza in moderna residenza. Il celebre architetto barocco creò la suggestiva facciata settentrionale, innalzò il grande corpo centrale con la caratteristica copertura “a pagoda” e sviluppò due padiglioni di quattro piani sormontati da cupole quadrangolari. La mano di Guarini è ancora oggi riconoscibile nella sua inconfondibile impronta barocca.

Nel XVIII secolo, Giovanni Battista Borra condusse un’importante campagna di rimaneggiamento secondo il gusto neoclassico. A lui si deve la facciata meridionale con il pròtiro tetrastilo dalle colonne corinzie, il frontone triangolare di ispirazione palladiana e lo scalone monumentale. Borra creò anche alcuni degli ambienti più celebri del castello, tra cui il maestoso Salone d’Ercole e la raffinata Sala di Diana.

La forma definitiva del castello si deve però all’intervento dell’ingegner Ernesto Melano, incaricato da Carlo Alberto nel 1832. Questo sovrano, particolarmente legato alla residenza, volle trasformarla nella sede ufficiale delle “Reali Villeggiature”. Melano innalzò ulteriormente la struttura quadrangolare, sviluppò le due grandi maniche laterali e ripropose il tema della cupola “a pagoda” nelle torrette angolari, creando l’armonioso insieme architettonico che oggi ammiriamo.

Gli interni del castello costituiscono un museo vivente dell’arte decorativa europea. Il Salone d’Ercole, ricavato dall’antico cortile medievale, rappresenta uno dei più spettacolari esempi di neoclassicismo piemontese. Le sei nicchie con le sculture di Giuseppe Bolina raffiguranti le fatiche di Ercole, la “Loggia dei Musici” e la volta dipinta a trompe-l’œil creano un ambiente di rara eleganza. La Sala di Diana, con i suoi quattro grandi medaglioni dedicati alla dea della caccia e l’affaccio privilegiato sul parco, rappresenta l’ideale connessione tra architettura e paesaggio.

Il fiore all’occhiello degli interni è sicuramente l’Appartamento Cinese, realizzato intorno al 1770 per Ludovico Luigi Vittorio di Carignano. Questo straordinario esempio di esotismo settecentesco conserva cinque sale con carte da parati originali dipinte a mano su carta di riso, acquistate a Londra e perfettamente conservate. Gli arredi d’epoca, i vasi cloisonné, le antiche porcellane e i paraventi decorati dal pittore Carlo Cussetti creano un’atmosfera magica che trasporta il visitatore nell’immaginario orientale del XVIII secolo.

Il Gabinetto Etrusco rappresenta invece il trionfo del gusto neoclassico ottocentesco. Creato da Pelagio Palagi negli anni ’30 del XIX secolo come studio privato di Carlo Alberto, questo ambiente capolavoro presenta decorazioni ispirate alla pittura vascolare etrusca e greca. Gli affreschi della Tomba del Barone di Tarquinia sulla volta, il pavimento a mosaico e gli intarsi dell’ebanista Gabriele Capello raffiguranti i dodici dei dell’Olimpo, mobili premiati all’Esposizione di Londra del 1851, testimoniano l’eccellenza dell’artigianato artistico piemontese.

La Sala di Ricevimento, ambiente più sontuoso del castello, stupisce per la profusione di dorature che evocano il prestigio reale. Il soffitto decorato in foglia d’oro, i divani in blu Savoia con leoni monopodi e il monumentale lampadario in cristallo di Boemia creano un’atmosfera di regale magnificenza.

Il parco di 170 ettari rappresenta un autentico capolavoro dell’arte paesaggistica europea. Progettato inizialmente da André Le Nôtre, architetto dei giardini di Versailles, come giardino alla francese, fu successivamente trasformato in stile romantico dal paesaggista tedesco Xavier Kurten per volere di Carlo Alberto. I sentieri tortuosi tra prati e boschetti, il lago dai contorni sinuosi con la sua isoletta, i ponticelli, le grotte artificiali e le rovine scenografiche creano un paesaggio da sogno che cambia aspetto in ogni stagione.

La flora del parco ospita oltre 2.000 alberi, con esemplari monumentali come il platano orientale alto 42 metri e la zelkova di 35 metri, la più grande del Piemonte. La fauna include aironi, garzette, cicogne bianche (simbolo del castello), scoiattoli, tassi e volpi, rendendo ogni passeggiata un’esperienza naturalistica unica.

Il castello ha inoltre ospitato eventi di rilevanza internazionale, come la firma del Trattato di Racconigi del 1909 tra Italia e Russia, e ha visto nascere l’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel 1904. Oggi, dopo attenti restauri, il castello continua a vivere come polo culturale attivo, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella storia e nell’arte italiana.

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