Forte di Exilles

Provincia di Torino
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Tipo di gita: .

Durata suggerita: Mezza giornata.

Stagione: Estate, Primavera.

In caso di pioggia: Lievi disagi.

Mezzi: Auto e moto, Trasporto pubblico.

Tragitto più veloce: 01:05 ore.

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Forte di Exilles

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Un bastione sulla strada dei guerrieri, a un’ora da Torino

Ci sono posti che sembrano usciti da un romanzo d’avventura, e il Forte di Exilles è uno di questi. Arroccato su un promontorio di roccia nell’Alta Val di Susa, domina la vallata con una presenza fisica che lascia pochi dubbi sulla sua ragion d’essere: controllare, difendere, resistere. Chi arriva qui da Torino — poco più di sessanta chilometri sull’autostrada A32 in direzione Bardonecchia — capisce subito di trovarsi davanti a uno dei sistemi difensivi più complessi e meglio conservati di tutto il Piemonte.

Una gita al Forte di Exilles è qualcosa di più di una passeggiata culturale. È un’immersione in secoli di storia militare, in leggende che non hanno ancora trovato risposta e in un’architettura che racconta il genio di chi sapeva trasformare la pietra in strategia.

Dal campo degli eroi alla fortezza dei Savoia

Il nome antico di Exilles, Excingomagus, evoca qualcosa di epico: una traduzione possibile sarebbe “campo di guerrieri”, come se questo luogo avesse vocazione militare già prima che qualcuno pensasse di costruirci sopra. Le prime tracce di una struttura fortificata risalgono all’VIII secolo, quando un cronista dell’abbazia della Novalesa citò un’opera difensiva sul roccione di Exilles poi distrutta dai Franchi.

Il forte, nella forma di un vero sistema difensivo articolato, prese corpo intorno al 1155, quando i conti d’Albon controllarono questa posizione per reggere il confine orientale del loro principato e sorvegliare il transito sul Monginevro. Nei secoli successivi il forte divenne una pedina fondamentale nelle contese tra i Delfini di Francia e i conti di Savoia, cambiando bandiera più volte seguendo le sorti delle guerre alpine.

La svolta decisiva arrivò nel 1720, quando Vittorio Amedeo II di Savoia incaricò l’architetto militare Ignazio Bertola di ristrutturare e potenziare l’intero complesso. I lavori durarono oltre sei anni e il risultato fu così brillante che Carlo Emanuele III, riconoscendo il merito dell’architetto, gli conferì nel 1742 il titolo nobiliare di Conte di Exilles — un gesto che dice tutto sulla qualità di ciò che Bertola aveva realizzato. Il forte che si vede oggi, però, non è esattamente quello di Bertola: nel 1796, in seguito al Trattato di Parigi, i francesi lo smantellarono quasi completamente. Fu ricostruito tra il 1818 e il 1829 riprendendone la logica difensiva originale e adattandola alle tecnologie militari dell’Ottocento.

Un percorso tra corti, fossati e gallerie nella roccia

Visitare il Forte di Exilles richiede tempo e calzature comode: il percorso si snoda su più livelli, tra corti, camminamenti, celle e passaggi ricavati direttamente nella pietra viva. Il punto di partenza ideale è il Cortile del Cavaliere, il cuore più “nobile” della fortezza, da cui si può già intuire la complessità dell’impianto che si estende in verticale lungo il costone.

Da qui si scende verso le Scuderie e poi nel Basso Forte, attraversando il Grande Fossato su cui incombe la mole imponente della Batteria Reale. Al centro del fossato, una piccola caponiera introduce alla Scala del Paradiso: uno stretto passaggio interamente scavato nella roccia che risale verso l’alto con una pendenza decisa e un nome che non lascia spazio all’ironia. Chi la percorre capisce subito perché fosse strategicamente preziosa e fisicamente esigente per chi la affrontava con l’equipaggiamento militare dell’epoca. La scala porta direttamente al Cortile delle Galere, dove si trovano le celle di detenzione: uno degli ambienti più intensi dell’intero percorso.

Il bastione che racconta ottocento anni di storia

Nel Bastione Diamante è allestita la sezione storica permanente del forte: mappe, plastici, schizzi e disegni ricostruiscono le trasformazioni del complesso dal medioevo fino al Novecento. Non è una mostra da percorrere di fretta. I pannelli permettono di seguire la stratificazione architettonica di un edificio che ha cambiato forma continuamente, adattandosi alle evoluzioni delle tecniche d’assedio e delle armi da fuoco, e di capire come ogni modifica rispondesse a una minaccia concreta.

Nelle Cannoniere — il fronte di tiro principale della fortezza — è invece ospitata l’Area Museale delle Truppe Alpine. Quarantaquattro uniformi militari, esposte in teche di cristallo, raccontano la storia del corpo degli Alpini dall’istituzione nel 1872 fino ai giorni nostri. È un racconto fatto di tessuti, medaglie e oggetti personali, che rende concreta una storia militare spesso confinata ai libri di testo.

Il misterioso ospite con la maschera

Nessun racconto sul Forte di Exilles sarebbe completo senza la sua leggenda più celebre. Tra il 1681 e il 1687 una torre del forte ospitò un prigioniero straordinario: un uomo il cui volto era costantemente coperto da una maschera, le cui generalità non furono mai rese note, e che godeva — stranamente — di un trattamento di tutto rispetto. Cibo abbondante, abiti di qualità, accesso ai libri: non era un detenuto comune.

Questo personaggio, passato alla storia come la Maschera di Ferro, era arrivato a Exilles dalla Cittadella di Pinerolo dopo essere stato scortato, anni prima, da D’Artagnan e dai suoi moschettieri. Dopo Exilles fu trasferito a Fort Royal sull’isola di Santa Margherita, poi alla Bastiglia, dove morì nel 1703. La sua identità non è mai stata accertata. Voltaire, e poi Alexandre Dumas, ipotizzarono si trattasse di un fratello gemello di Luigi XIV: un’ipotesi affascinante quanto indimostrabile, che ha alimentato romanzi, film e discussioni storiche per tre secoli. Camminare lungo i corridoi del forte con questa storia in testa cambia la qualità dell’esperienza. Le celle non sembrano più solo ambienti museali.

Exilles, il borgo e la valle circostante

Il forte non è l’unica ragione per spingersi fin qui da Torino. Il borgo di Exilles, che si trova pochi metri più in basso, merita una passeggiata lenta: i vicoli in pietra, i lavatoi tradizionali e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo — con il suo portale quattrocentesco e gli arredi lignei interni — compongono un centro storico di rara compattezza. Per chi vuole completare la giornata con un po’ di paesaggio alpino, il massiccio del Galambra e l’area del Parco del Gran Bosco di Salbertrand sono raggiungibili nel giro di pochi chilometri.

Una gita da Torino a Exilles si organizza comodamente come escursione giornaliera: due ore di visita guidata al forte, una passeggiata nel borgo e il rientro in città nel tardo pomeriggio. Chi arriva nel weekend ha anche la possibilità, prenotando in anticipo, di scegliere la visita notturna — un percorso di circa tre ore con guida esperta che inizia alle 20:30 e restituisce al forte un’atmosfera completamente diversa da quella diurna.

Per arrivare da Torino si percorre l’autostrada A32 fino all’uscita di Susa, poi si continua sulla SS24 in direzione Oulx fino alle indicazioni per Exilles. Il parcheggio alla base del forte è gratuito. Le visite guidate durante il giorno hanno un costo di otto euro a persona.

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