Cittadella di Alessandria
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Tipo di gita: .
Durata suggerita: Gita di un giorno.
In caso di pioggia: Nessun problema.
Mezzi: Auto e moto, Trasporto pubblico.
Tragitto più veloce: 00:55 ore.
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Punti di interesse

Cittadella di Alessandria

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L’unica fortezza di pianura dei Savoia dove l’Italia issò la sua prima bandiera
Vista dall’alto, la Cittadella di Alessandria ha la forma di una stella a sei punte disegnata con la precisione di un compasso. È questa geometria severa e perfetta il primo indizio di ciò che si troverà scendendo dall’automobile dopo un’ora abbondante di autostrada da Torino: non un rudere romantico da attraversare di fretta, ma un monumento militare intatto, vasto e sorprendentemente silenzioso, capace di rimandare all’indietro di tre secoli chi ha voglia di starci.
La Cittadella è l’unica fortezza di pianura costruita dai Savoia nel Settecento ancora inserita nel suo contesto ambientale originario. Non ci sono palazzi cresciuti intorno, non ci sono strade che la tagliano. Il fossato che la cinge è ancora lì, con il Tanaro che scorreva a ridosso del lato più lungo, e i bastioni sono quelli di allora. Per chi parte da Torino in cerca di una gita diversa dal solito, questa è una tappa che vale la deviazione.
Un’intera città demolita per far posto alla fortezza
La storia della Cittadella di Alessandria inizia con un atto brutale quanto consueto nell’urbanistica militare del Settecento: la demolizione di un intero quartiere. Il vecchio borgo di Bergoglio, che sorgeva sull’ansa del Tanaro, fu raso al suolo per ordine di Vittorio Amedeo II di Savoia, che nel 1732 affidò all’ingegnere militare Ignazio Bertola il compito di costruire qui una fortezza di nuova concezione. I lavori partirono il 4 settembre di quell’anno e non si fermarono per decenni.
Bertola era già noto ai Savoia — era lo stesso architetto a cui Vittorio Amedeo II aveva affidato il potenziamento del Forte di Exilles, nell’Alta Val di Susa. Ad Alessandria si trovò davanti a una sfida diversa: non un crinale su cui appoggiarsi, ma una pianura aperta da trasformare in una macchina difensiva. Il risultato fu un esagono regolare di circa sessanta ettari, con sei bastioni raccordati da cortine rettilinee, gallerie interne, casematte, cavalieri e un fossato perimetrale pensato per essere allagato con le acque del Tanaro. La “fortificazione alla moderna” portata al suo massimo rigore geometrico.
Cosa si vede percorrendo i bastioni
Entrare nella Cittadella non costa nulla: l’accesso è gratuito, e chi si presenta nei giorni aperti al pubblico può esplorare liberamente gli spazi interni o unirsi a una delle visite guidate disponibili. Il punto di ingresso principale è la Porta Reale, che immette direttamente nel grande piazzale centrale su cui si affacciano gli edifici storici ancora in piedi: il Palazzo del Governatore, la chiesa militare, le ex caserme e la polveriera.
I bastioni si percorrono a piedi lungo i camminamenti di guardia, da cui si ha una visuale chiara sulla logica difensiva del complesso. Le mura, spesse oltre un metro, sono costruite in mattoni e pietra, con volte progettate per resistere al cannoneggiamento. Il fossato che corre tutto intorno è asciutto ma intatto, e la pendenza controllata dei terrapieni racconta meglio di qualsiasi didascalia la cura con cui ogni dettaglio era stato calcolato per deviare il fuoco nemico.
L’uniforme di un re in esilio e quarantaquattro divise militari
Negli ambienti del Palazzo del Governatore è allestita la raccolta permanente di uniformi, armi e cimeli del Regio Esercito, che copre il periodo dal 1848 al 1946. Non è una collezione da scorrere distrattamente: i pezzi esposti raccontano quasi un secolo di storia militare italiana attraverso oggetti fisici — tessuti consunti, decorazioni, equipaggiamenti — che le fotografie e i testi da soli non riuscirebbero a trasmettere. Tra i quarantaquattro uniformi conservate ce n’è una che si distingue da tutte le altre: quella indossata da Umberto II di Savoia il giorno della partenza per l’esilio, nel 1946. Un capo di abbigliamento che chiude in sé l’intera parabola di una dinastia.
Una cella, un nome, e la prima bandiera d’Italia
La storia della Cittadella non è solo storia di architettura militare. Tra le sue mura sono accadute cose che hanno cambiato il corso degli eventi nazionali, e due episodi in particolare restano impressi nella memoria di chi li conosce.
Il primo è del 10 marzo 1821. Mentre in tutto il Piemonte divampavano i moti rivoluzionari ispirati agli ideali della Carboneria, il tenente colonnello Guglielmo Ansaldi fece issare sulla Cittadella di Alessandria il tricolore italiano. Fu uno dei primissimi atti simbolici dell’unità nazionale, compiuto sulla cima di una fortezza costruita per difendere un regno che di lì a quarant’anni sarebbe scomparso.
Il secondo episodio è di dodici anni dopo. Nel 1833 Andrea Vochieri, avvocato alessandrino e membro della Giovine Italia di Mazzini, fu arrestato con l’accusa di aver condotto attività di proselitismo tra i militari del Regio Esercito. Rinchiuso in una cella della Cittadella — ancora visitabile, con ancora i ganci per i ceppi infissi nella pietra — Vochieri resistette a settimane di pressioni e probabili maltrattamenti senza mai fare i nomi dei compagni. Fu condannato a morte e giustiziato il 22 giugno di quell’anno. Mazzini in persona ne difese la memoria l’anno successivo, pubblicando i dettagli della sua prigionia. Entrare in quella cella oggi è una di quelle esperienze che fanno tornare a casa con qualcosa in più di un bel ricordo.
Alessandria intorno, prima di tornare a Torino
Chi organizza una gita da Torino alla Cittadella di Alessandria può facilmente completare la giornata esplorando il centro storico della città, che si raggiunge attraversando il moderno ponte progettato dall’architetto Richard Meier — una struttura bianca e leggera che contrasta volutamente con la massa in mattoni della fortezza, e che è diventata nel tempo un segno identitario della città. A poca distanza si trovano la cattedrale di Sant’Pietro, il Teatro Municipale e i portici del centro, dove Alessandria mostra il suo lato più quotidiano e meno fotografato. Per chi vuole allargare il raggio di esplorazione, le colline del Monferrato iniziano pochi chilometri a est, con i loro borghi di vigneti e castelli medievali.
Da Torino, Alessandria dista circa novanta chilometri in autostrada (A26 in direzione Genova-Alessandria): un percorso di un’ora buona che rende la Cittadella una meta ideale per una giornata intera, con la mattina dedicata alla fortezza e il pomeriggio alla città o alle colline circostanti.
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